C'era una volta una grande famiglia di pensieri che viveva in una lussureggiante distesa mentale, ricca di fiumi d'idee e di selve di problemi.
All'inizio ogni Pensiero credeva di sapere quasi tutto degli altri. C'era il Pensiero Padre e il Pensiero Madre e poi c'erano un sacco di Pensieri Figli.
Questi, a loro volta, erano perennemente bramosi di unirsi gli uni agli altri e, di conseguenza, prolificavano come conigli.
(Il Kama Sutra dei Pensieri è notoriamente uno fra i più interessanti. Esistono infatti milioni di posizioni e varianti d'accoppiamento con prestazioni realmente acrobatiche.
Il bello è che i Pensieri non smettono un istante d'inventarne delle nuove.
Quasi tutti i Pensieri soffrono di eiaculazione mentale precoce e ciò rende le loro unioni rapidissime e poco concludenti).
In quella grande famiglia, come si può facilmente immaginare, dopo un po' ci furono migliaia di Pensieri Nipoti e poi Pronipoti (detti anche "Pensierini")...
Tutti avevano un gran da fare sia per pemsare che per essere pensati.
A un certo punto cominciarono a non saper più a cosa stavano pensando e, così facendo, cominciarono sempre più a pensare a sè stessi.
Tale operazione li faceva ingrassare tantissimo.
Man mano che ingrassavano credevano d'essere come il Pensiero Padre che li aveva generati. Quest'ultimo, a sua volta, con tutti quei figli e nipoti a cui pensare, non ci capiva più niente.
Perciò gli venne lo stress e cominciò a dimagrire paurosamente al punto che alcuni pensieri pensavano avesse preso l'Aids.
Il fatto è che, a forza dipensarsi, tutti i pensieri si modificavano e dopo un po' nessuno si riconosceva più né iùriusciva a ricordarsi com'era nato.
Uno era assillato se la "res extensa" potesse mescolarsi o meno alla "res cogitans".
Un altro si domandava se fosse megluio "cogito ergo sum" o "sum ergo cogito" e, cincerto se colui che diceva "cogito" fosse lo stesso che diceva "sum", deperiva di ora in ora, contorcendosi nell'angoscia.
Altri ancora erano certissimi che l'uomo fosse una "canna pensante" e andavano in giro a parlare con le canne; e giù per migliaia, milioni di polluzioni pensanti.
Il disastro era dato da una progressiva confusione e sovrapposizione delle reciproche memorie.
C'erano pensieri stanchi e dissociati, che si rinuivano in bande "dark" suonando canzonicne truculente.
Altri, spaventosamente intellettuali, fonddavano movimenti neo strutturalisit, post moderni e, quando si autopensavano, lo facevano con una tale intensità e intelligenza che si gonfiavano tuti e qualcuno si strozzava o produceva peti simili a tuoni.
La maggior parte dei pensieri, in seguito a tali eventi, diveniva Sorda.
Qualcuno, con gli occhiali scuri e l'aria sicura di saputa, si padroneggiava sicuro di sè.
Era un Pensierino che era andato dallo Psicolanalista.
Lo psicoanalista spiegava ai pensieri chi erano, li ordinava, li pettinava e, ai più preparati, svelava i loro complessi edipici.
Dopo anni di psicologia del profondo, di gestalt, di analisi transpersonale, di microanalisi, ecc, li redneva perfetttamente consapevoli del loro inconscio, del superconscio, del subconscio e dell'iperconscio.
Ogni tanto qualcuno di questi pensieri sotto analisi, scopriva d'essersi scordato di cosa era consapevole e allora si suicidava o, in alternativa, andava ad ammazzare il proprio analista.
Un giorno, direttamente dal profondo Sus, piombò in quel gran casino mentale un "Anchilindoni" (strumento scacciapensieri siciliano che fa un suono del tipo: "Ndoing, diddindoi, ndidicchi, ndidicchi ndicchi lindoning) che, con fare impertinente, si mise a suonare da solo.
Successe un parapiglia mai visto.
I Pensieri si aggrappavo disperatamente gli uni agli altri cercando di resistere a quella furia devastante.
I più sporcaccioni si diedero a fornicare fra loro sperandodi far nascere qualche Pensierino che potesse perpetuare la razza ma, tale procedimento, li faceva esplodere, come bolle di sapone.
Dopo un po' rimasero pochissimi pensieri che, come ubriachi, vagavano fra fiumi d'idee della mente, scontrandosi tra loro.
Dopo qualche tempo ancora, ne rimasero pochissimi che non pensavano più, né a sé stessi, né agli altri.
Alla fine i pochi Pensieri rimasti smisero di pensare d'essere Pensiero. Poi smisero anche di pensare d'essere.
Poi smisero di pensare e iniziarono a essere.
(Oz-Nahàli, Storia di un filosofo molto stanco, Simmetria edizioni)