Studiare

Da studere con il senso di appoggiarsi, probabile variante di tundere (battere). Si presuppone che chi si occupa di scrittura e di scrivere debba anche studiare come farlo. Troviamo in tale etimo un senso molto profondo che, come tanti altri, è andato… a farsi benedire nel corso degli anni. Lo studiare, infatti, presuppone sia la fiducia nell’oggetto di studio, che quindi diventa appoggio, come la persistenza e l’indagine (il battere) tale oggetto finché non sia dominato. Chissà se oggi si studia con questa consapevolezza? A me sembra che lo studio come scuola d’obbligo abbia un grave ostacolo: appunto l’obbligo. E lo studio come persistere e dominare sia finalizzato all’ottenimento di un riconoscimento (il diploma). Cioè la persistenza si ferma quando si sia ottenuta la conoscenza di ciò che viene considerato valido. Il resto è un’opzione.

 

Scrivere

Oggi questo termine ha un significato impegnativo. Forse anche supponente e indica l’attività di colui che, in un modo o in un altro pubblica libri, fa relazioni, riempie, insomma, fogli di carta (o pagine web). La parola deriva in realtà dalla radice indoeuropea sker che significa incidere e che troviamo anche presso i greci nella parola skariphasthai (raschiare). Incidere, in quanto all’inizio si incideva sulle tavolette di cera o si grattava la pelle con uno stilo per lasciare dei segni. La scrittura era in origine assolutamente sacra e riservata a coloro che capivano il senso ieratico del segno. Segnare era equivalente a sigillare, opera di una importanza enorme in quanto ogni segno lasciato dallo scrittore era un’impronta indelebile. Insomma, una bella responsabilità. Come tutti sanno, prima degli alfabeti specificamente fonetici c’erano scritture geroglifiche o ideografiche (come in parte sono ancora il cinese e il giapponese), assai impegnative a realizzarsi, dense di significati, ma fondamentalmente semplici a comprendersi. Ma erano riservate a pochi, non per la modesta scolarizzazione degli antichi ma perché la mediazione fra l’idea e l’ideogramma o il geroglifico, doveva essere protetta da un sacerdozio. Ogni segno era un’omologia col mondo divino e, perciò, era difficile che si scrivesse a vanvera. Proprio come oggi.

 

 di Claudio Lanzi