Il fumetto post-moderno al cinema

IL Cavaliere Oscuro (The Dark Knight, 2008)
di Christopher Nolan

con Christian Bale, Heath Ledger, Aaron Eckhart, Gary Oldman,
Michael Caine, Morgan Freeman, Maggie Gyllenhaal.

"Il Caos è potente.
E' stato il Caos a uccidere i dinosauri, tesoro."
(Heathers - Schegge di Follia, 1988)

"È questo che fate voi umani.
Portate ordine nel caos."
(Doctor Who episode 3.0 -The Runaway Bride, 2006)

Quel che accade, in Il cavaliere Oscuro, è un leggero scostamento.

Una piccola spinta, come dice durante la pellicola il Joker, e tutto il significato trasla, tutta l'architettura muta di senso, e quella che poteva esser l'ennesima, banale variazione sul tema dello scontro tra il Bene e il Male diventa una riflessione sull'antitesi , quasi cosmica, tra Ordine e Caos, con quest'ultimo destinato per sempre a prevalere, perché la vita stessa proviene dal caos, e nel caos è destinata a ritornare.

Ecco che lo sforzo di "portare ordine nel caos", che come afferma anche il Doctor Who è caratteristica tipica di quelle curiose creature che costituiscono la razza umana, è operazione improba quanto grandiosa, destinata quasi sempre a una gloriosa sconfitta.

Vedere trattati argomenti del genere in un cosiddetto "film-fumetto" può risultare forse spiazzante, se non si considera il fatto che alla regia c'è Christopher Nolan, uno che di film astratti e teorici se ne intende, dopo Memento e The Prestige, anch’essi sceneggiati dal regista stesso insieme al fratello Jonathan, a segnare un sodalizio artistico particolarmente felice.

E anche se non si considera che il fumetto a cui si ispira il “nuovo corso” cinematografico del vigilante mascherato vestito da pipistrello, iniziata con Batman Begins (2005) , non è affatto quello anni Cinquanta di Bob Kane, in cui bene e male erano ben distinti, ma la versione malata, contemporanea e post-moderna di Frank Miller, (autore di Sin City e 300) in cui Batman e Joker, (che rappresenta un po' il grillo parlante di tutta la vicenda) sono entrambi dei freak, dei diversi, dei fenomeni da baraccone da evocare in caso di bisogno: uno per spaventare la brava gente, l'altro per spaventare i cattivi.
Entrambi, infatti, condividono il fatto di vivere ai margini della società, e sono visti in fondo come minacce per l'ordine pubblico, come un elemento di disturbo per la cosiddetta “normalità”, perché accomunati dal fatto di essere al di fuori della legge, e al di là del bene e del male.

Quello rappresentato da Joker, infatti, non è semplicemente e banalmente il Male, ma più propriamente il Caos, quello primordiale, quello cosmico, quello che non si ferma davanti a nulla, che non può esser sconfitto, ma solo arginato, o evitato, perché fa parte dell’ordine delle cose, o del disegno di Dio, se ci si crede.
Il confronto tra Batman e Joker non si risolve quindi nel confronto tra due forze opposte, ma in qualcosa di diverso, e ben più profondo, perché entrambi sfuggono alle regole dei comuni mortali, che saremmo poi noi cittadini, in balia di due forze che non siamo in grado di controllare.

L'uno perché rappresenta un'ideale di bene che va oltre il sopportabile, oltre il tollerabile per la gente comune, che per definizione è debole e corruttibile, preda di sentimenti umani che portano a cedere di fronte ad un carico di prove che solo un personaggio biblico, o mitologico, potrebbe appunto sostenere.

L'altro perché non punta ad arricchirsi, a dominare il mondo, o a imporre il proprio pensiero e condizionare la gente: semplicemente non crede nell'0rdine, è convinto che il rispetto delle regole non sia dettato da qualcosa di intrinseco nelle persone ma semplicemente da sovrastrutture mentali, sociali, e civili, e fa di tutto per riportare l'uomo a quello che lui considera il suo stato naturale, ovvero la bestialità, la violenza, e la sopravvivenza.

In questo senso, l’inserimento della terza forza, di quel terzo lato del triangolo che è Harvey Dent, destinato a diventare il criminale psicopatico Due Facce, non è, come in altre pellicole di genere, la semplice aggiunta di un cattivo in più, ma un elemento essenziale, al punto da assumere il ruolo cardine di tutta la vicenda: è lui il fulcro delle attenzioni dei due antagonisti, il lato umano, il cittadino comune che diventa il centro involontario di scontro delle due forze primordiali, e ne esce pessimisticamente e inesorabilmente sconfitto.

Una vicenda, quella raccontata da Nolan, strutturata per rigorose geometrie, dove la figura prevalente non a caso è il triangolo: quello costituito dal commissario Gordon, da Batman e da Dent, e quello formato da Batman, Joker e Dent/Due Facce; oppure quello che racchiude Bruce Wayne, il fido assistente Alfred e il braccio destro Lucius Fox, o ancora quello privato ed amoroso tra Wayne, Dent e la bella Rachel.

Una pellicola cupa e tesa, che trasforma la classica storia da fumetto in un noir post-moderno che deve molto alle atmosfere dei film di Michael Mann (Heat – La sfida, Collateral, Nemico Pubblico): merito senza dubbio di un cast d’eccezione, in cui, se la parte del leone la fa l’interpretazione istrionica del compianto Heath Ledger dietro la maschera sfatta del Joker, non sono certo da meno il Batman tormentato di Christian Bale e Aaron Eckhart nel doppio ruolo del paladino della giustizia spavaldo e sicuro di sé Harvey Dent e del contorto Due Facce.

Completano il magnifico cast un sempre affidabile Morgan Freeman nei panni di Lucius Fox, in ruolo molto simile al Mr Q della saga di 007, e il sornione ma compassionevole Michael Caine nel ruolo di spalla e consigliere di Wayne/Batman, il fido maggiordomo Alfred.

Essenziale per la riuscita di un film perfetto sotto molti punti di vista, la cupa atmosfera metropolitana creata dalla livida fotografia di Wally Pfister e la splendida partitura musicale dei maestri James Newton Howard e Hans Zimmer, capaci con le loro note di imprimere ritmo e vigore al racconto.



"Questo è quello che succede
quando una forza inarrestabile
incontra un ostacolo irremovibile"
(Il cavaliere oscuro, 2008

Flavio Serantoni






Watchmen (2009)
Di Zack Snyder

Con Billy Cudrup, Patrick Wilson, Jackie Earl Haley, Malin Ackerman,
Jeffrey Dean Morgan, Matthew Goode, Carla Cugino, Matt Frewer

Pellicola ricca e sfaccettata, il Watchmen di Zack Snyder è difficilmente inquadrabile in un genere preciso, anche se forse quello della fanta-politica è quello che si avvicina di più alla realtà della pellicola tratta dal monumentale fumetto di Alan Moore e Dave Gibbons.

Si può però con certezza dire quel che di sicuro non è: non è un film di supereroi, ad esempio, e non è un film che punta ad incassi facili, ovvero non va incontro in alcun modo ai gusti di un pubblico che si aspetta di esser blandito o rassicurato, o che cerca facile riscatto alle miserie e alla ingiustizie del mondo reale, ma al contrario è rivolto alla ristretta cerchia di amanti del mondo dei fumetti, quelli duri e puri, che non si riconoscono nella rappresentazione mediata e “lobotomizzata” di certi blockbuster hollywoodiani del mondo spesso estremo e controverso dei comics, statunitensi e non.

E se intrattenimento c'è, è un'intrattenimento di testa, cerebrale, filosofico e politico, senza mai però singolarmente ( ed è questa un po' la vera sorpresa) rinunciare alla forza del cuore e al calore della passione, sia essa quella tenera degli amanti , quella di Silk Spectre e Nite Owl o tra Dr. Manhattan e la prima fidanzata, o quella struggente, viscerale e contorta di un personaggio come Rorschach, il più ferocemente e profondamente umano della compagine di “eroi”, che ancora difende l'umanità malgrado e forse proprio perchè ne conosce le più abominevoli ed oscure manifestazioni.

Racconto quanto mai frammentato e composito, si potrebbe definire l'intreccio di sei storie, quelle dei protagonisti, ritratti più per le loro debolezze che per le loro doti o le loro super-abilità, ed insieme l'affresco di un'epoca, la nostra , dal dopoguerra fino agli anni ottanta, vista attraverso la lente distorta di un “what if”, di una realtà alternativa alla nostra ma altrettanto possibile e soprattutto plausibile, un'ipotesi affascinante che ci aiuta a riflettere sul mondo che ci circonda e ci conduce a vedere differenze ma soprattutto inquietanti somiglianze.
Percorso da dilemmi morali ed umani fondamentali, profondamente politico, sardonico e cinico, ma contemporaneamente estremamente ed inaspettamemente umano, il film di Zack Snyder potrebbe esser definito come Il Grande Freddo dei supereroi, per il suo intrinseco senso di nostalgia per un passato in cui era ancora possibile sperare in qualcosa, in contrapposizione ad un presente in cui tutto ormai affoga nel cinismo, o con un azzardato paragone il Citizen Kane del cinema tratto dai fumetti, per la sua struttura a flashback, i suoi personaggi megalomani, il suo tono visionario, e per quell'intrinseca sensazione di innocenza perduta che si avverte, quasi palpabile, per tutta la pellicola.

In ogni caso, l'operazione di rielaborazione di Snyder sul già complesso lavoro della novella grafica di Moore e Gibbons, pietra miliare del fumetto e della letteratura tout-court, è estremamente efficace e a tratti francamente esaltante.

Da un lato si tratta di invenzioni visive, come i già celebratissimi titoli di testa, inesistenti nel materiale d'origine ma esempio mirabile di sintesi narrativa e di impostazione del “mood” della pellicola, che con una straordinaria fedeltà tematica all'originale, introduce più di mille parole in quell'atmosfera amara, nostalgica e ironica che non abbandonerà lo spettatore per tutta la durata del film.
O come la scena della “morte e rinascita” del Dr. Manhattan, esemplificativa della sua concezione del tempo come perfetta contemporaneità degli eventi, della sua visione distaccata della realtà e al contempo della sofferenza necessaria per divenire suo malgrado un dio, o quella della fuga dal carcere di Nite Owl e Silk Spectre, che ricorda da vicino la mitica sequenza in Matrix dell'ingresso di Neo e Trinity nel palazzo in cui è rinchiuso Morpheus, ma che cambia completamente di significato per gli sguardi di evidente complicità che i due si scambiano all'inizio e alla fine, quasi come se la lotta non fosse altro che un prolungamento o un preliminare dell'attuo sessuale stesso.

Completa il quadro del lavoro ammirevole del regista l'uso delle musiche, appropriato e pregnante di significato, con una scelta di brani che oltre a creare la perfetta atmosfera degli anni '70-'80, diventano essi stessi parte integrante e commento alla storia narrata , basti pensare a Times they are A-changing di Dylan durante i titoli di testa, o a The Sound of Silence di Art & Garfunkel durante il funerale del Comico, o a 99 Luftballons di Nena durante il primo appuntamento di Nite Owl e Silk Spectre, per non parlare del ruolo “rivelatore” della canzone dei Tears for Fears Everybody wants to rule the World, (tutti vogliono dominare il mondo) in sottofondo e quasi impercettibile, durante il dialogo tra Adrian Veidt/Ozymandias e i potenti della terra su come amministrare le risorse del pianeta, o del sarcasmo di Halleluja di Leonard Cohen durante l'amplesso tanto “sofferto” tra Silk Spectre e Nite Owl.

La profonda abilità dello sceneggiatore, forte certamente di un materiale originale già solido di suo, è stata proprio nella capacità di sintetizzare la complessità della storia e di amalgamare in un'insieme omogeneo e compatto tematiche così diverse, che spaziano dalla filosofia mistica del Dr. Manhattan alla incorruttibile ed inconciliabile visione morale di Rorschach, dalla nostalgia dolente della prima Silk Spectre, al sardonico e disilluso atteggiamento nei confronti della natura dell'uomo del Comico, fino a giungere alla megalomania a fini salvifici di Ozymandias, che nella sua utopia si ispira a figure del passato come Ramses II o Alessandro Magno, di cui condivide la visione di un mondo unito ed in pace e la necessità di un'azione forte per imporre tale visione al mondo intero.

Film fondamentale ma destinato ad un pubblico ristretto e preparato, più mentalmente che culturalmente, ed opera visionaria assai più del suo precedente 300, tratto dal fumetto di Frank Miller, il Watchmen di Snyder sfiora di un soffio la definizione di capolavoro, attribuita invece al romanzo grafico di Alan Moore dalla critica specializzata.
E pur essendo riuscitissima e compiuta opera a sé stante, come tutte i felici adattamenti da opere letterarie di riconosciuto valore invoglia lo spettatore alla lettura, per prolungare, approfondire e completare l'elettrizzante esperienza vissuta nel buio della sala.

In attesa ovviamente di quel tassello mancante, ovvero I racconti del vascello Nero, parte integrante del fumetto e stralciata dalla versione per il grande schermo, che verrà pubblicato a parte in Dvd (il prossimo 8 Maggio in Italia), per poi essere integrato nella versione integrale e definitiva del film, quella di 210 minuti, che verrà pubblicata solo in DVD.

Flavio Serantoni