Il sogno di Eros


La sessualità per gli antichi era un mezzo di conoscenza spirituale. Un modo per unire il mondo visibile a quello invisibile. Che fine ha fatto, oggi, quella visione? Dalle tensioni ideali dell'amor cortese alle rivolte sessantottine il senso e il significato dell'Eros sono cambiati. Per qualcuno si sono "involuti"...

di Claudio Lanzi
www.simmetria.org


Il "carattere" di questo articolo è particolarmente forte e certamente discutibile. Il punto di vista "tradizionale" non è facilmente comprensibile e apprezzabile da chi non segue queste orme particolari che si rifanno al senso del sacro inserito nel contesto  di un mondo antico oggi perduto. Dunque queste riflessioni possono risultare equivoche o indigeste. Ma Silmarillon è uno spirito libero e
non si tira certo indietro davanti a un punto di vista così particolare...A noi piace il confronto, soprattutto quello "scomodo". E questo articolo è particolarmente provocatorio e urticante.




Cicerone nel suo Sogno di Scipione, come tanti altri autori, ha spesso creato dei personaggi, a volte metastorici, intenti a sognare, sospesi tra due possibili vie: una piena di promesse, di incontri facili ed eroticamente intriganti, l’altra aspra, ascetica, durissima. E gli eroi spesso tentennano, e a volte cercano di percorrerle entrambe. Spesso Eros viene in loro soccorso. Ma quell’Eros dei sogni degli antichi non ha nulla a che vedere con quello che oggi chiamiamo sesso.
Il tema dei problemi d’ordine spirituale e tradizionale in genere, connessi all’uso e all’abuso della sessualità, apre la porta all’inevitabile catena di equivoci che, nei nostri giorni, si crea ogni volta che si apre bocca su un argomento in cui tutti, ma proprio tutti, pensano di aver qualcosa da dire. Non serve e non vale la pena polemizzare o correggere chi non cerca di comprendere, ma cerca solo di dimostrare ciò… che gli piacerebbe aver capito. La polemica riguarda gli smisurati eghi di coloro che tentano di brandire un pezzettino di potere (ma potere su cosa?), e di millantare conoscenze che non hanno (a partire dall’umiltà). 

Premesso dunque quanto sopra mi pare assai evidente che questo morboso “accanimento terapeutico” su tutti i temi che hanno a che fare con la sessualità (che denuncia il coma irreversibile della magia della sessualità in questo mondo), rientri perfettamente nel caos attuale, e ne sia solo uno degli infiniti acceleratori. 
È come parlare di una tigre dentro la gabbia delle tigri. Nessuno può parlarne dall’esterno, perché la gabbia è grande quanto l’universo, ma se ne parli da dentro la gabbia, la tigre…ti mangia. Nulla nasconde e stravolge di più un argomento serio che una colata lavica di parole fatue, di giudizi, di documenti, di riferimenti testuali storicisticamente aggrappati a pregiudizi storici, di ambizioni e desideri di potere mascherati da desideri di sapienza. 

Parlai di tale argomento su un libro (esauritissimo, temo, soltanto a causa del titolo in cui veleggiava la parola eros) che tentava di fare un po’ d’ordine in un momento in cui era molto in voga la “magia rossa” ma mi sono ben presto reso conto che, dopo l’ipocritissimo tema della “pace nel mondo”, il tema del “sesso” è forse il più chiacchierato della terra, sotteso in qualsiasi discorso, materialista o metafisico, sia che esca dalla bocca della massaia come da quella dello scriba esoterico di turno; quello dove si fanno gli scoop, gli scandali, dove si mesta nel torbido alla disperata ricerca del “anche loro lo fanno strano”.
E, negli ultimi decenni tale argomento ha “invaso” il mondo della para-spiritualità.
Ma poiché la confusione sull’eros è ormai diventata la “madre di tutte le confusioni” credo che si possa tentare, dico soltanto tentare, una breve “navigazione a vista”, non davvero per suggerire chiavi di lettura sapienti, quanto per denunciare gli errori-fatali di lettura (ovviamente a chi è interessato a rifletterci un po’ su). 

Per tale ragione, in abbinamento ad alcune considerazioni di semplice buon senso sulle distorte interpretazioni della funzione sacra dell’Eros, soprattutto in certi ambienti pseudo-ermetici, parleremo anche di omosessualità, di pedofilia, di transessualità, di sadomasochismo, e delle infinite varianti sul tema della fruizione dei sensi, cercando di mostrare come tali varianti si integrino perfettamente nel tema precedentemente accennato, in quanto oltre ad essere alla base della attuale confusione delle lingue, rappresentano la… naturale confluenza del fiume degli equivoci, in una palude indistinta che sommerge ogni barlume di coscienza.

Perché, anche se tutti blaterano pro o contro la “liberazione” dei costumi, anche se l’ansia da prestazione, il viagra, i profilattici, l’aids, i preti pedofili, le creme vaginali, gli amori e le corna dei politici, e tutto ciò che ruota intorno ai pruriti del muladhara degli occidentali, rappresentano il decumanus maximus delle conversazioni mediatiche, è proprio lì che c’è la porta spalancata per fare entrare il furbissimo demone dell’antitradizione.
È una porta mimetica perché non sembra una porta. 
È proprio lì, in questa convulsa concentrazione sul corpo, in questa massificazione del sesso, in questo florilegio di natiche e in questo tripudio di gridolini isterici, tra una canzone sul gay “pentito” e un film sui cow boy (che, alla faccia di John Wyne, si baciano tra loro, come, del resto, i marinai della canzoncina di Dalla), tra un discorso sulla ricerca del punto “G”, sul migliore lubrificante vaginale, ed un dibattito in prima serata sulle gioie dei rapporti anali, è proprio lì, ripeto, che si apre la agevole, garrula e apparentemente innocua breccia di Porta Pia delle armate del caos.

E l’abisso di tali liquami maleodoranti arriva come un’alluvione, accompagnato dallo sciacallaggio dei filosofi-psicopatologhi-ermetico-opinionisti che ci imbastiscono su conferenze, articoli, libri, convegni, e perfino trasmissioni televisive.
E noi, come ci permettiamo di criticare questo tripudio poliorgasmico? chi lo fa, oggi, è considerato “represso” o, assai più spesso, un fan di papa Ratzinger.

Perciò, da bravo represso quale io sono, constato, senza volerci e poterci far nulla, che lo stravolgimento del piano della sessualità ha rappresentato la via più facile, più accattivante, più floreale, più liberante, più libertaria e buonista che si possa immaginare, al fine di minare un mondo con un residuo di aggancio alla spiritualità. Ci sono voluti tre secoli d’illuminismo, per aprire questa porta e, finalmente è crollata. Alcuni gioiscono felici per la morte di Eros (che assomiglia molto alla morte di Pan) e per la sopravvenienza di Sesso, che però non è un Dio ma solo una specificità del corpo.
La demolizione delle colonne del tempio d’una sessualità definita, nobile, pura e magica, equivale… alla demolizione del Tempio di Gerusalemme.
La millantata conquista di una sovralibertà sessuale nasconde, per chi guarda con occhi tradizionali, e quindi inaccettabili in questo universo caotico, la porta d’ingresso dello schiavismo spirituale. Nulla rende più schiavi di una libertà senza regole. 

Un po’ con l’arrivo massiccio e fuorviato dei sutra shivaiti, un po’ con rielaborazioni sui generis di alcune frange kabalistiche ed ermetiche, il tema dell’uso del sesso in chiave iniziatico-rituale, è diventato alla “portata” del grande pubblico. La “kundalini” è diventata… il serpente più famoso del mondo e ormai ne parlano tutti, come se fosse qualcosa che si compra al supermercato.
Stuoli di pitonesse, di shakti improvvisate, di dakini danzanti, si sono disposte ad elargire piacevoli iniziazioni a volte teoriche, a volte pratiche; stuoli di Rasputin e di maestri bisognosi di pupille, hanno dedicato le loro performances a maree sempre maggiori di aspiranti alla magia sessuale democratica, traghettando i tapini e le tapine nella peggiore delle paludi sublunari.
Ma, mentre fino a qualche decina d’anni or sono, i residuati bellici (è il caso di dirlo), di uno sterile perbenismo sessuale rappresentavano, quantomeno, le frange demotivate di una principialità in dissolvimento, oggi che perfino tali frange sono scomparse, resta solo un “lassismo collettivo” e in alcuni aleggia il terrore di non essere sufficientemente progressisti anche in tale direzione.
Perché sul sesso si basano la maggior parte delle dinamiche sociali, sia che siano esposte e anabolizzate ad uso dei guardoni mediatici, come occultate nei meandri delle morbosità celate nelle menti di ermetisti fasulli, frustrati… dalla favoletta della volpe e l’uva. 

È un grimaldello formidabile, in grado di scassinare qualsiasi cassaforte di “principì”, anche la più solida: proprio perché nessuno può fare a meno di sentire… il richiamo della foresta, della sua appartenenza biologica e dei suoi “flussi ormonali”. E’ un principio animale, ma anche un principio metafisico, che sta alla base della cosmogenesi di tutti i libri sacri. Era (e scusate l’uso del passato) anche un principio magico: anzi il principio magico per eccellenza. E il fatto che sia in atto la sua volgarizzazione e distruzione la dice lunga sull’inquinamento animico che sta travolgendo ogni cosa. 

É uno strumento che precede la leva economica (anch’essa micidiale per abbrutire l’individuo); precede quella del potere e perfino quella della fame, in quanto stimola istinti ancor più primordiali: quelli generativi, quelli che presiedono alla conservazione della razza e che motivano e sostengono le pulsioni più potenti e irrazionali, fondamento della dinamica maschio-femmina, del principio binomiale e della nascita del divenire.
É uno strumento ben noto all’alchimista e al profeta, al filosofo ed al mistico, che se ne sono preoccupati, cercando (non sempre) di farne buon uso, ben sapendo come costituisse una delle “basi energetiche” per sostenere la vita e per svilupparne le potenzialità creative e trasmutative, ma anche un mezzo per corrompere e disgregare qualsiasi costruzione sociale e individuale.
Lo aveva ben capito quel furbacchione di Freud che lo mise a fondamento di tutta la sua dottrina: contagiosa quanto quella darwinista, pur se in un ottica più sottile.
E poiché ritengo che ci si trovi in una società democraticamente e sessualmente schiavista (guai alle vergini, guai ai casti e, soprattutto, guai alle relazioni maschio femmina normali) credo anche che si possa suggerire qualche tentativo di contro-liberazione. 

Poiché il tema è vastissimo e, ripetiamo, denso di equivoci e trabocchetti nei quali è possibilissimo che io stesso possa cadere più volte, mi propongo di seguire poche semplicissime ipotesi, che sostengono in parte quanto cercheremo di approfondire in seguito.
- Eros, per gli Antichi è un dio. Il contatto con l’Eros può avvenire in molti modi attraverso le sottocategorie delle possibilità offerte dal Dio (vedi Apuleio e i tanti altri che hanno messo il Dio al centro dei loro racconti iniziatici).
- L’Amore non è soltanto il nome “latino” di Eros ma è anche è la forma massima con cui si esprime l’Eros. L’erotismo, invece, è una modalità terziaria (Ficino, seguendo Platone, distingueva efficacemente la Venere Urania dalla Pandemia, nonché Eros da Anteros) con cui Eros trova la sua espressività, e si esprime nella Bellezza che, contemplata e vissuta, diventa Sapienza. La modulazione dell’Amore ha toni infiniti, ma passa comunque attraverso l’incontro con un fuoco primigenio, che mescola e fonde le anime e i corpi del maschile e del femminile, dell’attivo e del passivo, che in tale eros si completano e si ri-uniscono.
- I sentimenti sono un’espressione dell’Amore, in forme diverse e via via più sottili, contraddistinte da un interesse che oscilla tra due limiti estremi: totalmente rivolto verso gli altri o verso se stessi. Il sentimento sublimato, ovunque diretto, può rendere liberi. Se diventa passione rende schiavi.
- Il sesso è una parola che indica esclusivamente l’appartenenza ad una categoria genetica. Maschio o femmina. E’ dualista, dicotomico, dialettico. Non ci sono altri sessi oltre al maschio e alla femmina. L’androgine della metafisica e della filosofia platonica e poi ermetica non è “sesso”. E solo nella riunione delle due parti separate in origine, maschio e femmina, che si ha la ricostituizione dell’unità. E’ al principio stesso della manifestazione (l’uomo-sfera della concezione platonica) che comporta una morte e una rinascita.
- La molteplicità inizia con il due. Quando il Demiurgo biblico crea la luce e la separa dalle tenebre non crea “due tenebre” identiche o “due luci” identiche. Non ci sarebbe stato nulla da separare e neanche nulla da creare se non si fosse operata una scissione sessualmente determinata, che fosse alla base del movimento, della bipolarità. Le stesse due forze, centrifuga e centripeta, regolate nella gravitazione newtoniana, rappresentano uno sviluppo della polarizzazione di un “femminile” attraente e produttivo e di un “maschile” penetrante o migrante Anche la “luce” è polarmente diversa, e se mi è concessa l’estrapolazione, sessualmente diversa dalle tenebre. E così il fluido dal solido, il caldo dal freddo, il forte dal debole, ecc..
- Mettere insieme due cose identiche o simili (ad esempio due uomini o due donne) vuol dire caricare un solo piatto della bilancia binomiale. Se un solo piatto è carico, la bilancia si abbatte e non esiste oscillazione creativa. È la natura stessa che lavora e si sviluppa tramite gli opposti (tramite la guerra diceva Eraclito). Maschio e femmina non sono uguali e neanche simili: sono complementari o quanto meno, tendono “principalmente” ad esserlo attraverso un processo di riconoscimento e integrazione.
- E anche nella coppia eterosessuale “iniziatica” la difficile complementarietà è un fondamento realizzativo, una conditio-sine qua-non. Questo principio, trascurato e mal compreso, è la ragione per cui gli opposti tendono a riunirsi e per cui oscillano su due piatti differenti. La loro unione non annulla le loro differenze, anzi, le amplifica acciocché si crei l’equilibrio degli opposti. Se non fossero opposti non ci sarebbe equilibrio né polarità né potenza nel loro esistere. Essi si dispongono “naturalmente” su due piatti diversi della bilancia. 

Una calamita esercita la sua potenza perché ha due polarità. Se ne avesse una sola non avrebbe potenza né virtù attrattiva e.. non sarebbe una calamita (principio ben noto a Padre Kircher e a tutti coloro che si sono occupati di magnete, magnesia ecc.).
- Ovviamente se due esseri con polarità simili vogliono stare sullo stesso piatto sono affari loro. Non stiamo dando giudizi sull’estetica, né sull’etica dell’incontro, né sul tipo di legami fluidici ed energetici che ne derivano. Marte con Marte spossa l’elemento marziale e spunta le sue armi spirituali e intellettuali. Venere con Venere affoga l’accoglienza, distrugge la mulier in funzione della foemina. Nulla da obiettare. La natura ha fatto sì che si possa trarre piacere, e dolore sensuale, e stimolo intellettuale, da qualsiasi tipo di relazione. Ma non c’è alcun equilibrio e le differenze creatrici muoiono nel meticciato dell’eros, che si ammala e diventa indistinto e spesso distruttivo, lasciando posto ad Anteros, il cui obiettivo è la fruizione, l’uso senza discernimento, della passione e del desiderio. L’altro piatto, in tal caso, resterà vuoto. E ciò che verrà fuori non sarà mai una coppia in grado di creare un equilibrio e di generarne un altro.

Il tema delle molteplici manifestazioni e delle scissioni dell’essere, e della rete di possibilità concesse dallo svolgimento delle contraddittorie esperienze maturabili nell’arco della vita sono state sviluppate in altri testi curati dal sottoscritto ai quali rimando gli interessati. .

Ma sulla base delle ipotesi precedenti vorrei precisare che, dal punto di vista tradizionale e al di là di ogni valutazione etica, gli eterosessuali, i bisessuali, i pederasti, le lesbiche, i sado-maso, i pedofili, ecc. ecc.. esistono per il semplice fatto che esistono le pulsioni umane: esistono e sono infinite, sia quelle eticamente lodevoli come quelle riprovevoli, sia quelle polarmente orientate che quelle disorientate, sia quelle che mirano all’ordine che quelle che mirano al caos, o che, in un determinato contesto, consideriamo perverse. 


Ogni società adotta i suoi meccanismi di difesa per confinare una pulsione o un’altra e si arrocca spesso su rocamboleschi assunti laici o religiosi, per condannare un’attitudine e per giustificarne un’altra.
Per questo la poligamia per alcuni è un merito (come nella società islamica) per altri un reato, e così dicasi per tante altre varianti sugli usi e abusi del corpo e dell’anima, nostri e del nostro prossimo (compresa la pederastia o la pedofilia, entrambe ufficialmente praticate in alcune società arcaiche senza particolari motivi d’apprensione etica). Molte scuole filosofiche greche avevano avevano un maestro che intratteneva rapporti di assoluta pedofilia con i suoi allievi. 

E oggi, confinati nelle nostre categorie etiche occidentali, cosa dovremmo dire, di molte società (come una parte di quelle mediorientali), dove è lecito prendere in moglie una bambina con meno di 10 anni ? È pedofilia? Eppure tale atto è contemplato dalla legge degli uomini. 
È difficile esportare un’etica-sociale “europeizzata”, un po’ come è difficile e presuntuoso esportare le “democrazie”.
Se infatti prescindiamo da un giudizio “morale”, che può variare nell’arco dei secoli e in base alle etnie di appartenenza, è stupido considererare una pulsione sessuale o un comportamento consolidato, che determina l’uso di alcune parti del corpo come più perversi, o più selvaggi, o più “tribali”, o più legittimi e socialmente giustificabili di altri.

Premesso dunque che non abbiamo volutamente introdotto alcuna considerazione di etica, né sociologica né religiosa, vorremmo altresì precisare che esistono degli equilibri normalmente proposti dalla natura, per la sua conservazione e per il suo sviluppo armonico e rigoglioso, e che esistono anche degli squilibri che tendono a soffocarla e a renderla atrofica .
E stiamo cercando di mostrare come alcune relazioni siano naturalmente armoniche e, se ricondotte in una sfera spirituale, possono portare ad alti gradi di coscienza e di completezza spirituale. E se smettiamo di confondere l’Eros col sesso forse riusciremo di nuovo a comprendere perché. Non dimentichiamo che Psiche viene accolta nei cieli dopo un durissimo cammino con Eros, e delle prove atroci a cui la sottopone Venere . 

Scendendo ulteriormente di piano e cadendo su quello (che ci deprime più di ogni altro) della sociologia politica, osserviamo che quando il politico omosessuale di turno pretende di adottare un bambino col suo compagno, e pretende anche di insegnargli che l’uomo e la donna “non esistono” come coppia destinata a procreare e a riunirsi in un Ente completo e sacro, composto di due parti tra loro unite nei corpi e nell’anima, ma distinte e diverse nella natura, crea una pesante asimmetria e ingenera una grossa confusione. 


Mi rendo conto di quanto tale argomento risulti poco digeribile, ma una famiglia di soli maschi, o di sole femmine non è affatto normale e neanche naturale in quanto uno dei piatti dell’umana bilancia viene abbattuto mentre l’altro resta vuoto .
Se Freud non fosse esistito forse non ci porremmo tale problema ma decenni di analisi ci hanno raccontato che il bambino (maschio) desidera appropriarsi sessualmente della madre, e in questo sviluppa e conferma, oltre al suo Edipo, anche i suoi orientamenti sessuali. Di cosa desidera appropriarsi un bambino che trova una coppia omosessuale come archetipo genitoriale da imitare?
Direi che è un bel problema in quanto mi sembra che un bambino, o un adolescente che osservino tale regola e tale esempio, abbiano tutto il diritto di considerarsi “anormali” se desiderano avere rapporti con un sesso diverso dal loro (cosa che una volta era “normale”). 

Io non sono tra coloro che difendono il clan uomo-donna-figlio a tutti i costi, anche nei casi in cui la coppia è disgregata, infedele, disamorata, o peggio in quei casi dove violenza, stupro e prevaricazione affondano il principio su cui dovrebbe fondarsi la famiglia.
Trovo abominevole l’ipocrisia che nasconde le anomalie e spesso gli “orrori” familiari, coperti da un falso tradizionalismo, che vuol conservare l’apparenza di ciò che è distrutto nella sostanza.
Ma confondere il piacere con l’amore, l’amore con il sesso, il sesso con l’eros e, soprattutto, il sacro col profano rischia di proporre modelli assai rischiosi. 

E, in un ambiente tradizionale, senza ergersi in modo idiota (come a volte accade) a fustigatori di costumi, inventandosi arroccamenti che spesso celano pruderie o incertezze malcelate, bisognerebbe evidenziare il fatto che una idealizzazione isterica dell’omosessualità coperta dal terrore di “offendere” qualcuno, alla fine, è semplicemente una variazione della mitizzazione del sesso. Di nuovo si esalta o ci si offende per un aspetto meramente confinato alla fruizione del corpo e si dimentica Eros, che è molto, molto di più. L’antichità classica è piena di rapporti omosessuali, o meglio di esaltazioni della bellezza di determinati individui che vennero addirittura divinizzati (come nel celeberrimo caso di dell’imperatore Adriano nei confronti di Antinoo). Ma questa, che è una particolare visione estetica della vita, non ha mai costituito una condizione di imposizione sociale.
Invece oggi la famiglia, come modulo di aggregazione e sviluppo dell’essere umano, viene contestata nel suo nascere, minandone la sacralità e l’equilibrio erotico composto naturalmente di un padre, una madre e dei figli.
La preoccupazione di offendere il diverso diventa esaltazione del diverso per paura di se stessi. In questa anarchica ricerca del tutto è normale purché sia possibile si uccide la bellezza della differenza.
Stupido è far finta che queste cose non esistano, stupido è esecrarle, ma altrettanto stupido è definirle normali e soprattutto foriere di una neo-metafisica del sesso. 

Ho avuto alcuni amici e amiche omosessuali, che non hanno mai nascosto le loro preferenze ma non ne hanno mai fatto vanto, non le hanno mai esibite e non hanno mai preteso che le loro inclinazioni, dovessero rappresentare un principio socialmente e filosoficamente applicabile alla società intera, uno stereotipo da glorificare. Mentre purtroppo ho avuto amici eterossuali che vantavano in continuazione le loro prodezze. Il magnificare o esibire ciò che è per sua natura un fatto delicato, intimo, è una delle abnormità della nostra società.
Molti uomini e molte donne hanno avuto una o più esperienze definibili come omosessuali, soprattutto nell’adolescenza o nell’infanzia. Niente di male: L’orientamento si acquista col tempo, con l’avanzare… degli ormoni, ma anche con l’esempio, e con l’esperienza familiare ed extrafamiliare. Quante tendenze derivano dall’esempio degli adulti?
Ma, fino a questo secolo caotico, nessuno aveva mai fatto “campagne” di sopravvalutazione della sessualità, intorno alla quale ruota ormai ogni sogno, ogni prodotto, ogni possesso, ogni pubblicità. E non è un caso che questa “lotta di liberazione dei genitali” sia diventata un mezzo di promozione pubblicitaria, che sottende qualsiasi messaggio, nascosto nelle pieghe della seduzione. 


Cosa è quest’avvilente commercializzazione delle pulsioni? A quando i cortei dei pedofili, dei coprofili, dei necrofili, dei sado maso per pubblicizzare qualche auto un po’ “trash”? Quando è che un’attitudine diventa esecrabile e quando è ancora tollerabile? E’ più “pedofilo” un uomo che va con una trentenne psicolabile oppure uno che va con una sedicenne ninfomane?
Questo vento di lussuria idiota (da lug, rompere) che, da una parte, tuona il suo buonismo laico e dall’altro consente ogni relazione, rappresenta forse l’ultima enfasi verso la trasgressione, verso l’abbattimento del “tabù”? E’ accumulabile alla richiesta di liberalizzazione d’ogni sostanza “corrosiva”? E’ confinabile nel sentimento antiautoritario che fa tanto “isola di White”, fa aggregazione contestatoria, fa fiori nei cannoni, coroncine nei piselli e piercing sulle tette ma che nel contempo sposta i confini dell’Etica che, ormai, non ha più alcunché di sacro e magico da difendere ma che serve solo per stabilire delle laicissime convenzioni sociali?
Pensiamoci: forse è proprio così che un certo mondo cerca consensi e innesta il processo dissolutorio. In una gara a chi “regala più libertà” nei confronti di un continuo, ansiogeno superamento del limite trasgredibile, in modo che la trasgressione smetta di essere tale e diventi… norma e in modo che alcuni mentecatti si vendano come “conoscitori” della forma trasgressiva, sia essa “democratica” oppure riservata, in un ambito settario.
Eros, piccolo e alato, con la sua canna da pesca e il suo favo di miele, seguita a sognare di pescare i cuori degli uomini. Ma sono anni che non ci riesce.