Le vie del moleskine


Parlare di geografie e narratori evoca subito Bruce Chatwin, il celebre scrittore inglese che ha fatto del suo nomadismo letteratura. Lui appuntava tutto sui suoi inseparabili quaderni di viaggio che oggi sono diventati un oggetto apprezzatissimo da molti cultori. Piccola escursione intorno alle iniziative nate accanto al taccuino più famoso del mondo. 
di Barbara Porretta


Ero venuto in Australia per imparare da me, e non dai libri altrui, che cos'erano le Vie dei Canti, e come funzionavano.
Naturalmente non sarei arrivato al nocciolo della questione, né intendevo arrivarci. A Adelaide avevo domandato a un'amica se conosceva un esperto, e lei mi aveva dato il numero di telefono di Arkady.

"Ti spiace se uso il mio taccuino? "
" Fa' pure ".
Tirai fuori di tasca un taccuino con la copertina di tela
cerata, tenuto chiuso da un elastico.
"Bello" commentò.
"Li compravo a Parigi, ma adesso non li fanno più"
"A Parigi?" ripeté inarcando un sopracciglio, come se fosse la cosa più snob che avesse mai sentito.
Poi mi strizzò l'occhio e riprese il discorso.

[…]
In Francia questi taccuini si chiamano carnets moleskines:
moleskine, in questo caso, è la rilegatura in tela cerata
nera. Ogni volta che andavo a Parigi, ne compravo una
scorta in una papeterie di Rue de Ancienne Comédie.
Avevano le pagine quadrettate e i risguardi trattenuti
da un elastico. Li avevo numerati in progressione.
Sul frontespizio scrivevo il mio nome e indirizzo e offrivo
una ricompensa a chi lo ritrovava.

Perdere il passaporto era l'ultima delle preoccupazioni;
perdere un taccuino era una catastrofe.

(da Bruce Chatwin, Le Vie dei canti)



Un ragazzo seduto a terra; gambe piegate, schiena curva in avanti, un quadernetto sulle ginocchia, gesti rapidi della mano, un occhio sulle pagine mentre l’altro coglie un dettaglio sfuggito. Non so a voi, ma a me questi viaggiatori curiosi con taccuino e matite colorate immancabilmente in borsa hanno sempre affascinato.
Sarà perché quella di non saper disegnare è una cosa che non ho mai digerito, fatto sta che ogni volta mi sorprendo a guardare, un po’ con invidia un po’ con ammirazione, i virtuosi del disegno che, con pochi schizzi, riescono a riprodurre su un solo foglio quell’atmosfera e quella magia che necessitano invece di tante parole per poter essere descritte. Inevitabilmente poi, associo il taccuino pieno di schizzi all’idea di viaggio. Anche se, alla fine, le immagini sono come le parole: permettono di viaggiare da casa propria, di scoprire e far scoprire volti nuovi di una realtà che si conosce da sempre. 

Sono a Napoli in un’assolata domenica di fine marzo, e tutti questi pensieri si materializzano nella mente mentre la città si dispiega dinanzi ai miei occhi attraverso le immagini di 80 Moleskine. Sono lì, attaccati alla parete, uno dopo l’altro, completamente aperti; un mix di colori, parole, disegni, foto: tanti modi diversi d’interpretare la stessa realtà. 

“Per Napoli mi è venuto istintivo pensare a una mappa del cielo.
Camminando nella città, soprattutto nel centro antico è difficile vedere grandi superfici di cielo. Ne vediamo sempre solo piccole porzioni, dal preciso disegno geometrico. Ho ideato una mappa a quota +10 e capovolta dove alle strade si sostituisce il cielo, quello che appare ai nostri occhi quando camminiamo a testa in su.
Strette striscie di cielo azzurro, continuamente ingombre di ostacoli, caotiche come la città. Paesaggio cielo, azzurro dono dell'atmosfera, consolatorio anche a pezzetti...”
Così io, che è la prima volta che metto piede in questa città, mi ritrovo ad osservarla a testa in su, seguendo le strisce di cielo che sbucano dalle pagine del Moleskine di Cecilia Battimeli, una delle tante artiste che ha tirato fuori dal cassetto il suo taccuino per esporlo negli spazi che galassia Gutenberg, fiera della piccola e media editoria di Napoli, ha dedicato al diario visuale. Ospiti d’onore della rassegna sono le atmosfere colorate dell’illustratore francese Loustal. Ma a colpirmi maggiormente è NAtour, mostra collettiva realizzata da studenti, insegnanti, bambini che hanno racchiuso in un Moleskine pezzi della città partenopea, seguendo un proprio itinerario. 

I Moleskine evocano i racconti di viaggio dei grandi del Novecento: da Chatwin a Sepulveda passando per Hemingway. Scrittori che hanno contribuito a fare del taccuino un simbolo della vita itinerante. Ma qui, alla Stazione Marittima, non mi trovo di fronte a diari scritti fittofitto che narrano di viaggi e scoperte in paesi lontani. Nossignore! 

Qui mi trovo di fronte a tante immagini che parlano di terre vicine ma in modo insolito: poche parole e continui richiami a blog, primo fra tutti http://inviaggiocoltaccuino.blogspot.com.
E scopro che un luogo lo si può raccontare seguendo il percorso di una tazzina di caffè o, semplicemente, attraverso l’immagine di un Vesuvio costituito da pizze, che erutta sacchi di spazzatura. E il viaggio del tuo Moleskine non termina qui, al chiuso di uno spazio espositivo qualsiasi. Tutt’altro, continua in rete. D’altronde la creatività è contagiosa. L’iniziativa partenopea NAtour, infatti, non è un fenomeno isolato. Nasce sì dalla mente geniale di un’illustratrice schizzinosa, nome d’arte di Simona Capecchi, ma fa parte di un progetto di ampio respiro che si sta ormai diffondendo in tutto il mondo. Basti pensare al Moleskine Detour, esposizione itinerante curata dalla stessa Moleskine. 
Dopo New York, è Parigi ad aprire le porte al Moleskine Notebook Experience. In questo caso, si possono ammirare le pagine dei Moleskine di 30 celebri illustratori (da Lacroix a Béhar, ma a stupire sono le iniziative collaterali. L’idea innovativa è il mydetour, mostra itinerante dedicata e realizzata dagli appassionati dei Moleskine. Un modo come un altro per lasciare una traccia di sé, per trasformare l’incontro con una città in un’opera d’arte; qualcosa di originale che vada oltre la parola scritta, che buchi l’immaginazione e superi le barriere poste dallo spazio e dal tempo. 

Basta mettere su carta la propria percezione della città, utilizzando parole, oggetti, ciocche di capelli, monete, foto, colori. E poi depositare il Moleskine negli appositi centri di raccolta nel luogo che ospita l’esposizione, con la consapevolezza che si potrà rivedere il proprio capolavoro on line.
La scrittura evolve e muta il modo di raccontare. Quelli che erano appunti disordinati di viaggio diventano impressioni, sensazioni che devono colpire l’occhio dell’osservatore più che il lettore. Si cerca una forma di comunicazione dall’immediato impatto visivo. Il disegno, appunto. Le parole vengono soppiantate dalle immagini, si fondono con le immagini; il diario diventa graphic diary, da intimistico diviene pubblico, entra nelle rete, diventa accessibile con un solo click. Un taccuino, emblema del passato, salta nel futuro.

Link:
www.moleskine.com
http://detour.moleskine.com
http://www.galassia.org/web/pdf/inviaggiocoltaccuino.pdf