torna alla homepage

Numero 12



Feed RSS

Archivio

                                                                                                     stampa questa pagina [versione printer friendly]

                                                           


Città

Dal latino civitas (condizione di cittadino) e da una radice sanscrita, Kei, con il significato di insediarsi. Il civis latino (colui che appartiene ad un insediamento) è opposto al peregrinus (colui che viene da fuori) o all’inquilinus (un abitante non fisso). 
Ma bisogna anche pensare che il termine civiltà (derivato a sua volta da civilitas) fa assurgere il cives (colui che vive nella città) a portatore di leggi, di costumi, di sistemi di convivenza superiori.
Leggermente differente è l’analisi della radice greca. 
La polis indica l’aggregazione di molti sotto uno stesso sistema organizzativo. 
Il polites greco è diverso dal cives romano in quanto è meno soggetto al “dentro” o al “fuori” e più preoccupato del governo che poi nella nostra accezione moderna, diventerà la politica.
Tale impostazione semiologia si richiama a quando il nomadismo si opponeva alla stanzialità e le società, organizzate intorno ad un fulcro centrale gerarchicamente organizzato, avevano maggiori possibilità di difesa come maggiori possibilità di approfondire relazioni sociali e, soprattutto di stabilire leggi di convivenza civile.
Esser vicini, infatti, dà conforto, ma pone anche problemi di condivisione, di convivenza, soprattutto quando questa vicinanza è coatta. 
Era facile per i nomadi indiani dire che “tutta la terra” non apparteneva a nessuno (quando la stessa aveva delle risorse infinitamente maggiori rispetto alle esigenze dei suoi abitanti). 
Il problema si complica quando si è tutti insieme nello stesso posto e le risorse non dipendono dalla caccia ma… dall’accumulo.
La civiltà arcaica non è distinguibile dalla religiosità arcaica. E’ essa stessa religiosità. 
L’uomo organizza le sue città con forme e principi omologici a quelli delle città celesti.
Il centro, il perimetro e i confini diventano elementi sacri, vincolati a riti complessi e a liturgie articolate. 
Lo stesso Romolo, nel tracciare il pomerium della Roma arcaica definisce ogni azione attraverso dei riti complessi e l’eccezionalità di tali riti sarà la base dell’Urbe (con il significato di circolo universale, analogo all’Orbe, ma dato quasi esclusivamente a Roma).
Oggi i nostri riti cittadini sono assai diversi. 
Decisamente meno sacri, decisamente meno civili e i nostri sindaci non assomigliano né a Romolo né a Numa. 
Insomma siamo tanti, e nelle nostre città diventiamo sempre più in-civili, pur essendo… cives. 
Chissà perché. 

di Claudio Lanzi
www.simmetria.org