|
Numero 11
Feed RSS
Archivio
|
stampa questa pagina [versione printer friendly] 

L'universo -donna per Lynch. Così inizia il film con la figlia dell’imperatore che racconta la storia in sovrimpressione al cosmo. Ed è personaggio che non c’entra nulla con la storia stessa, appare alla fine come spettatrice del combattimento tra Paul e il sicario interpretato da Sting. Eppure è autrice, in qualche modo tira a sé i fili della storia. Gli occhi ipnotici, tutto il film è uno scavare nel suo scarno racconto. È una luna del film, con le due lune dello spazio intorno ad Arrakis, che attirano le gesta (maschili) e le fanno implodere. La prima luna quale madre, che Paul segue fino ad esaurirne la forza magnetica, fino a imparare quel che deve. Lui in grado di affrontare il suo compito perché uomo che doveva essere donna, secondo le regole disattese dalla madre, in tal senso capace della tolleranza al dolore delle donne. La seconda luna è il suo futuro dice, la vita come un farsi tirare senza tempo da nuove lune, da nuove essenze femminili. Persa la madre, trova la sposa. Ciò che nasce nella fase finale del film è ciò che non deve mancare, una piccola promessa di donna potentissima, la piccola sorella Alia, che, dice Paul, ‘avanza come una tempesta’. Sono le donne nel film ad avere il dono della veggenza, a saper usare la ‘voce’ per piegare gli altri alla propria volontà, la forza magica e psicologica. L’uomo deve limitarsi alla violenza, alla forza, alla techne e al dominio sulla natura e sugli altri esseri – l’ammaestramento dei vermi guardiani della spezia. La spezia a sua volta, l’acqua della vita con essa, Paul deve trovare appoggi nella natura, seppur una natura magico - mistica, per far propri i poteri già innati alle donne e per superarli – ma li supera solo in quanto le donne che lo circondano glieli riconoscono, non lottano contro di lui, anche nel finale la piccola Alia è profetessa dell’arrivo di suo fratello. Quasi le donne risparmino chi obbedisce loro. Paul ottiene tutto quasi senza combattere, affidandosi ‘ciecamente’ alle sue Cassandre, limitandosi ad annullare la paura del profondo e del dolore. Parlardi www.parlardi.splinder.com
L'uomo che sapeva troppo
Nel film L'uomo che sapeva troppo di Hitchcock le cose accadono perché si sentono con l'udito e non perché si vedono e soprattutto quando non si vedono. L'uomo che sapeva troppo non vede niente, è assente da tutte le scene chiave del film. Le cose si conoscono perché si sentono, quando si vuol vedere lo schermo diventa bianco (si cade ipnotizzati in una finta chiesa che adora il sole). E vengono a volte fatte accadere tentando di non farle sentire perché non vengano conosciute. Il telefono dice che la figlia è viva. La radio informa sull'attentato. Quando la donna 'vede' il mitra l'assassinio non va a buon fine. - Si potrebbe anche dire che lo spettatore, che è colui che vede, non deve sapere niente di quel che sta accadendo in questo momento (Epimeteo) - lo sguardo non è conoscenza (Parlardi)
Dune – David Lynch
|