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Numero 5
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Guerra
La parola deriva dal germanico werra che significa mischia. Tale termine rappresenta un pesante decadimento rispetto al latino bellum. Nella “filosofia” greco-latina, ereditata poi dall’Europa fino a buona parte del medioevo, il concetto di bellum (duellum-proelium) indicava il confronto di uomo con uomo o di gruppi di uomini, prescelti e qualificati, contro altri uomini prescelti e qualificati. La coscrizione militare e il coinvolgimento di masse indiscriminate gettate nella mischia è un concetto che ha preso sempre più corpo man mano che la guerra è diventata “democratica”. La guerra dei nobili, condotta dalle caste dei militari (kshatria, in India) comportava un’etica particolare, oggi quasi incomprensibile. Sono stati scritti dei trattati prodigiosi sull’uso delle armi, e sulle qualifiche per usarle e quello che oggi viene delegato quasi esclusivamente alle cosiddette “arti marziali” importate dall’oriente, era consuetudine normale per le classi militari e per gli scontri armati fra guerrieri occidentali fino a buona parte del 1800. Un pallido barlume del duello come bellum fra individui qualificati, appare ancora nei famosi e cavallereschi conflitti aerei della seconda guerra mondiale (quelli del “Barone Rosso”, per intenderci). Oggi, che si parla tanto spesso e metodicamente a sproposito di “pace”, innestando spesso conflitti non solo verbali per propugnarla (ognuno, ovviamente, a modo suo), ci si è dimenticati dell’etica cavalleresca, e dei cosiddetti “principi eroici” derivati dai miti arcaici (soprattutto quelli di Heracle e quelli connessi ai cicli omerici). Tali principi riportavano il concetto di guerra (poi divenuta più o meno impropriamente santa, sia sul versante islamico che su quello cristiano) alla guerra interiore; a quella che il guerriero doveva combattere principalmente contro se stesso, contro le sue ombre, le sue paure e le sue meschinità. E in fondo tale tipo di guerra, esaltata da Eraclito come principio di conoscenza, è quella che deve combattere ogni uomo che voglia dirsi tale, ogni giorno della sua vita.
Marziale
Marziale è un termine moderno che specifica attività, portamento, abitudini connesse alla guerra. Nel pregiudizio semiologico dovuto al progressivo imbarbarimento della lingua italiana, il termine marziale è spesso sinonimo di rigidezza, di ottusità. C’è da notare che il martialis latino non è affatto un termine guerriero ma un aggettivo proprio del culto di Marte. Ad esempio esisteva un sacerdote (flamen martialis) che si occupava della ritualità dovuta a tale entità primigenia. Per cui il portamento marziale che spesso definisce una violenza in fieri di colui che lo possiede è, sotto un certo aspetto una… usurpazione moderna che fa sconfinare gli attributi del cieco Ares greco nell’assai più saggio e potente Marte latino. Nella mitologia greca, infatti, Ares è violenza pura, sprovvista di qualsiasi discriminazione. Perfino nei cicli omerici, Ares, accecato dalla follia omicida, non distingue un esercito dall’altro. Il Marte latino possiede invece quella saggezza e bellezza virile che ne fa il protettore della Roma arcaica. È il padre di Romolo e Remo e rappresenta il fuoco primordiale, la potenza ignea conservata nella reggia unitamente al fuoco sacro di Hestia.
rubrica a cura di Claudio Lanzi info@simmetria.org www.simmetria.it
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