|
Numero 4
Feed RSS
Archivio
|
stampa questa pagina [versione printer friendly] 
Le ricette di Giovanna Melandri

Non bastano un sorriso fotogenico e i natali a New York per avere fortuna. Con la pubblicazione sull’ultimo numero di “Chi” della foto di Giovanna Melandri che balla, abbronzatissima e scatenatissima, nella villa di Flavio Briatore in Kenya, la ministra ha collezionato l’ultima di una lunga serie di gaffe. Nulla di male, intendiamoci, nel prendersi una pausa di relax dal palazzo, complice il mal d’Africa. Pollice verso, però, se si smentisce con sdegno la notizia (prima che esca la foto). «Non ho mai soggiornato nella villa di Briatore a Malindi – aveva replicato con una lettera all’Espresso “Madre Giovanna”, come la definisce Roberto D’Agostino – da molti anni, con la mia famiglia, passo il periodo natalizio a Watamu (e non a Malindi) dove abbiamo recentemente acquistato una casa e non certo una lussuosa dimora....». Nella dura reprimenda al settimanale la Melandri spiega di andare in Africa solo per nobili ragioni umanitarie. Non certo per cazzeggi borghesi e berlusconiani. Dopo l’istantanea, però, perde la vocina. “Passo la mano…”, ha detto. Il ministro del Pogas (non è un insulto, ma il nome on line del dicastero per le Politiche giovanili e attività sportive) è nota per la sua incompetenza calcistica e le sue dichiarazioni estemporanee. L’arcivescovo di Palermo, Paolo Romeo, dopo aver subìto le critiche “ministeriali” per la sua omelia dell’ispettore Raciti, le manda a dire: «A politici come Giovanna Melandri, dico solo che, prima di dire a un vescovo cosa dire dall’altare, dovrebbe imparare a pregare». Giovanna non ne azzecca una. Appena archiviata l’eco per il suo ingresso negli spogliatoi degli azzurri dopo la finale dei mondiali di Berlino (dove i calciatori azzurri la accolsero con un coretto goliardico), si è messa a occuparsi di moda. Molto fashion ma anche pericoloso. Il suo codice di autoregolamentazione, che avrebbe dovuto vietare alle taglie 38 di sfilare, alla fine si è risolto in un inno alle diete. «Non dobbiamo essere noi – le hanno replicato gli stilisti – i responsabili dei certificati di sana costituzione delle modelle, ma le agenzie che ce le mandano. È normale preferirle sottili con portamento adatto a indossare le nostre opere...». Sull’abbassamento del diritto di voto a 16 anni, altra proposta dell’infaticabile Melandri, è stata freddata dai compagni della Quercia. Ma che dice? Prima è meglio verificare le intenzioni di voto degli “under 18"...
(Gloria Sabatini)
Questioni di priorità

Giornata storta, comincerà con una fila alle Poste per l’invio di una lettera. Dopo circa 90 minuti di attesa (stesso tempo che il 19 giugno del ‘70 impiegò la nazionale di calcio italiana a legnare i cugini teutonici con un mitico 4-3) giungo allo sportello. – Dovrei inviare questa –, porgo la bustina nella fessura del vetro a prova di bomba e aggiungo: – Posta semplice. La meno costosa che c’è. Sento rispondermi: – Ah, la posta prioritaria! – No signora, quella da 45 centesimi, non è importante la priorità. – Ma oggi esiste solo quella! Costa solo 15 centesimi in più ma è prioritaria! Fantastico. Ma la mia mente corre alla definizione “prioritario”. Qualcosa che ha priorità rispetto a tutto il resto… – Qundi da oggi la posta è tutta prioritaria? – Assolutamente! – Fa lei impettita e forte di un certo aziendalismo. – Dunque la mia lettera sarà prioritaria rispetto a COSA, se TUTTE le lettere godono di tale privilegio? - al che la mia pacatezza comincia a vacillare, ma scorgo un puntino in fondo alla sua pupilla che somiglia a un barlume di ragione? – Eh… io… non so… il ministro… la legge… è così… fanno 60 centesimi, grazie. Già, di che legge parla la signora? Di quella emanata dal geniale ministro della Comunicazione Mario Landolfi, governo Berlusconi, pubblicata su Gazzetta Ufficiale del 19/06/06, grazie alla quale i cari utenti non solo si trovano di fronte al paradosso di una posta TUTTA prioritaria (che quindi non lo è per definizione), ma anche a un aumento di 15 centesimi netti. Poca cosa, per carità, si tratta solo del 30% in più, non finiremo rovinati, non solo per questo...
(Huey Freeman)
|