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Rivista bimestrale di cultura, filosofia e costume

Numero 3



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Il Pollo alla diavola



Sono note le diatribe confessionali e laiche sulla esistenza o non esi­stenza del diavolo. Costui, a seconda della connotazione cattolica o paganeggiante o magico-esoterica attribuitagli, viene ribattezzato Maligno, Demonio, Satana, Lucifero. Belzebù ed in altri mille modi più o meno coerenti.
Per coloro che credono al diavolo. come ad un essere reale, indivi­duato o impersonale che sia, come per coloro che non ci credono af­fatto, ritengo di poter affermare, con cognizione di causa che: il diavolo è simpatico e affascinante.
I dubbiosi sono invitati a leggersi quel capolavoro d'umorismo me­tafisico costituito dalle "Lettere di Berlicche". Del resto, se non fosse simpatico, nessuno gli darebbe retta. Invece, le sue proposte sono sempre diabolicamente affascinanti, diabolica­mente furbe. Ma non solo furbe, come credono gli sprovveduti e i bacchettoni ma realmente e demonicamente intelligenti.

Da bambino immaginavo il diavolo come un furbastro tentatore, dal­l'aspetto rossiccio e sgradevole, cornuto e puteolente, impegnatissimo a suggerirmi birbonate e cattiverie d'ogni genere che potevano esten­dersi dal non lavarsi le orecchie fino allo sbirciare sotto le gonne del­le bambine.
Da "adulto" grazie alla educazione, alla scuola e a tutti gli altri ter­ribili sistemi di tortura caratteristici dell'era dell'homo sapiens, riuscii a soffocare abbastanza bene il bambino ingenuo ma intelligen­te che era in me. Decisi però che se il demonio si fosse limitato a or­ganizzare piccole strategie trasgressive sarebbe stato un fessacchiotto e l'inferno sarebbe stato terribilmente spopolato. Gira voce che si tratti invece di un luogo affollatissimo. Ciò è dovuto a lui, stratega di napoleonica grandezza, che segue, passo passo, l'e­voluzione psicologica di noi tapini. (O almeno io son certo che abbia seguito attentamente la mia).
E quando si dice che una idea è diabolica bisogna, a mio avviso, aver­ne il dovuto rispetto. Non vuol dire infatti che la stessa sia semplice­mente malvagia ma che si tratta di un impulso sottilmente, intelli­gentemente e a volte genialmente egoico, prevaricante e fonte co­munque di separazione; ma mai stupida.
Proprio per la sua sottigliezza è a volte difficilmente individuabile in quan­to può perfino mascherarsi da idea coraggiosa, buona, altruistica.

Ci fu un periodo, nella mia esistenza, in cui ero talmente imbestialito per il fatto che la mia natura, orgogliosa, egoista e falsa, riuscisse co­stantemente a ingannarmi che, un bel giorno decisi di invitare l'in­ventore dell'ego (che non è Freud come qualcuno si diverte a pensa­re) a cena a casa mia.
Dopo essermi ben concentrato misi insieme le opportune invocazioni che si conclusero con un esplicito invito:

"Discutiamo da uomo a diavolo. O troviamo un punto d'incontro, o uno dei due soccombe. Così non ce la faccio più. Tu mi fai le tue dia­boliche proposte proprio quando io mi sento più sicuro. Mi prendi sempre alla sprovvista e poiché sei un simulatore, ti nascondi e mi freghi sempre; non è giusto! Son sicuro che non ti può dispiacere l'i­dea d'accettare una sfida alla pari. Incontriamoci".

Effettivamente io avevo formulato tale discorsetto così, senza molta convinzione ma, improvvisamente, da un angolo buio della mia testa una voce mi rispose bisbigliando (il diavolo è noto per la sua attitu­dine a bisbigliare e, più è cattivo, più bisbiglia piano):

"Ma non hai l'Angelo Custode, grullo? Hai scritto perfino un raccon­to che aveva come protagonista quel secchione saccente e presuntuoso del tuo Angioletto! Perché non ti organizzi con lui invece di rompe­re le palle a me?".

lo, dopo un attimo di spavento, risposi estremamente risentito:

"Come al solito rispondi malignamente e sei anche un po' volgare. Del resto è nella tua natura. Certo che ho l'Angelo Custode ma, se tu aves­si letto un buon Catechismo sapresti che quando tu parli ed io scioc­camente ti presto ascolto, Lui. invece di darti un sacco di schiaffoni, non può fare a meno di ritirarsi e lasciarmi solo con te".

Seguirono una serie di bisbigli poco edificanti sulla spocchia e sulla inettitudine degli Angeli. Io, che non volevo prestarmi al suo gioco, evitai di dargli corda e di dimostrargli d'essere enormemente più spaventato di quanto non volessi far credere. Replicai seccamente e precipitosamente, senza rendermi ben conto di cosa andavo dicendo:

"Voglio incontrarti, faccia a faccia, questa sera, alle otto a casa mia".
E lui purtroppo rispose:

"Ci sarò".

Poi si sentì un rumore simile a quello di un secchio portone che si chiude (anche se non c'era alcun portone nei dintorni) e poi una spe­cie di gorgoglio sinistro. Poi un silenzio di tomba.

Mi sentii gelare, lo sono un po' sbruffone ma alla resa dei conti sono timido, pauroso e nevrastenico. Sapere che "lui" aveva accettato sul serio di venirmi a trovare mi mise in uno stato un po' "dongiovanne­sco". Pensavo:
"Chissà quant'è brutto. Ma guarda in che situazione mi sono caccia­to. E adesso, se viene, che gli racconto?".
Cominciai a ripassarmi i vari esorcismi che conoscevo ma, dopo un po', lasciai perdere. L'idea d'affrontare la "parte oscura" mi metteva in uno stato di grande ansia; ma ero troppo affascinato dall'idea del­la sfida per poter rinunciare. Pensavo a San Giorgio e il Drago, a San Michele, alle tentazioni di Sant'Agostino e questa serie di immagini, più o meno eroicamente ascetiche mi tiravano un po' su. Improvvisamente mi dissi:

"Ecco, mi ha imbrogliato di nuovo. Lui sapeva benissimo che mi sa­rei gongolato nella presunzione di sentirmi santo ed è riuscito, non so­lo a farsi invitare a cena a casa mia. ma a farmi credere che fossi io a volerlo! Non imparerò mai, mai!".

Arrivò la sera.
Alle sette mi sentivo un tantino nervoso.
Alle sette e mezzo avevo una forte tachicardia.
Alle otto e un minuto bussarono alla porta.