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Numero 18



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                                    Il libro al tempo dei bloggers

                                                   intervista di Francesca Pacini



Loredana, come è cambiata la parola scritta dalla pagina sulla carta al blog?

E’ un’intervista o un convegno di tre giorni? Scherzi a parte, sintetizzare è impresa ardua. Diciamo che prima di arrivare al blog la parola scritta ha attraversato lunghi e proficui anni di Internet, posta elettronica inclusa, e ha conosciuto non poche trasformazioni (schematizzo: sintesi, semplicità, immediatezza, eccetera). Nel blog ha trovato la possibilità di espressione più interessante, che ricombinava e affinava le precedenti: una scrittura “permanente”, che grazie agli archivi non va perduta, aperta al feedback con chi legge, e che, almeno nei blog più avvertiti, può contaminare la narrazione biografica con l’approfondimento di temi anche alti.

 

 

E i libri come si organizzeranno sui computer? Il libro ai  tempi di internet spaventa molte persone che vedono una minaccia al cartaceo o addirittura un'eresia nel contesto "sacro" e ortodosso della carta stampata ...

 

Vecchio discorso, che risale addirittura alla diffusione del personal computer. Mi auguro che nessuno sia ancora spaventato: se così fosse, basterà ricordare che i libri pubblicati on line in copyleft (ovvero, liberamente scaricabili ma non per fini di lucro) abitualmente fanno incrementare le vendite della versione cartacea…

Come e quando è nato il tuo blog?


Quando, nel novembre 2004. Come, nel “condominio” di Kataweb, all’epoca abitato solo dai collaboratori del gruppo. Se interessa anche il perché, aggiungo che era appena uscita la famigerata antologia “La notte dei blogger” ed io mi trovavo a discutere quotidianamente della medesima sui blog altrui. Era ora di tagliare la testa al toro…

La Lipperatura è un progetto appassionante, non ci si annoia di certo: recensioni, segnalazioni, polemiche. E la Lipperini blogger è vivace, arguta, ironica. Che differenza senti con la giornalista che lavora per la carta stampata?

 

Beh, siamo la stessa persona. La differenza è che sulla carta stampata non mi sono mai permessa di raccontare gli affari miei: sul blog lo faccio abbastanza spesso. Credo che se qualcuno vuole rendersi conto delle mie giornate, dei miei spostamenti e anche del mio umore, possa ritrovarlo facilmente nei post.

Sono convinta che la cronaca giornalista debba essere impersonale: raccontare fatti, cioè, anche se sono fatti che parlano di libri. Non ho mai amato gli articoli che cominciano “mentre prendevo un gelato al pistacchio mi è venuto in mente che…” e via con lunghe considerazioni sulla Costituzione o sui programmi spaziali della Nasa. Al contrario: non amo i blog che non parlano di gelati al pistacchio (e varianti).


Che rapporto hai  con i lettori che postano i loro commenti? Nei blog ci si espone, richiedono grinta e coraggio...

 

Un rapporto di scambio, direi. Leggo tutti i commenti, quando posso replico (se il tempo a disposizione me lo permette). In pochissimi casi ho abbassato, almeno per un po’, la saracinesca: perché mi sembrava che ci fosse ostilità gratuita e personale. Situazioni poi, molto spesso, risolte. In un anno e mezzo ho chiesto soltanto ad un commentatore, e in privato, di non tornare su Lipperatura. Ma c’era stato un episodio profondamente offensivo e sgradevole di mezzo.

Scrivere di libri e scrivere libri propri presuppone un'esposizione diversa. Tu come hai vissuto questa differenza?

 

Ho cominciato prima a scrivere libri (di saggistica) e poi a scrivere di libri. Cerco di tenere, dunque, gelosamente separate le due cose: a dire la verità, da quando mi occupo di cronaca culturale, cerco di far passare quasi inosservate le uscite dei miei testi.


Ci racconti brevemente del tuo ultimo libro pubblicato con  Castelvecchi? La Lipperini recensita dalla Lipperini...

Ovvero l’impossibile. Come si fa ad autorecensirsi? Posso solo dire che è la riedizione, accuratamente rivista e ampliata, di uno dei miei libri che ho amato di più, sul personaggio che in assoluto ha la mia devozione. Don Giovanni.

Bene. Ti lasciamo andare. Ci regali un consiglio sulla scrittura?

 

Siate serissimi ma non prendetevi sul serio.


E uno sulla lettura?

 

Non pensate che essere lettori, anche fortissimi, faccia di voi, automaticamente, delle belle persone.